{"id":5675386,"date":"2019-05-30T15:55:11","date_gmt":"2019-05-30T13:55:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.silviocarta.it\/2019\/05\/30\/piccola-guida-al-gin-featuring-elio-carta\/"},"modified":"2019-07-24T09:35:56","modified_gmt":"2019-07-24T07:35:56","slug":"piccola-guida-al-gin-featuring-elio-carta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.silviocarta.it\/en\/piccola-guida-al-gin-featuring-elio-carta\/","title":{"rendered":"Piccola guida al Gin\u00a0featuring Elio Carta"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\">[vc_row][vc_column]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a9815b97\" \n\t \n\t>\n\n\t<div class=\"col-md-9\">\n<h1 class=\"page-header\">Piccola guida al Gin\u00a0featuring Elio Carta<\/h1>\n<\/div>\n<div class=\"col-md-3\"><\/div>\n\t\n<\/div><div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a9815c74\" \n\t \n\t>\n\n\t<p>Il\u00a0<strong>gin<\/strong>\u00a0\u00e8 uno dei distillati che sta riconquistando la scena, prepotente,\u00a0<strong>tra le basi preferite dai migliori mixologist<\/strong>\u00a0del mondo. Dopo aver soggiogato e sfamato le classi sociale pi\u00f9 povere, dopo esser stato vietato e scavalcato da concorrenti pi\u00f9 aggressivi come la vodka, ecco che il distillato di origini olandesi sta riconquistando la ribalta. Abbiamo chiesto a\u00a0<strong>Elio Carta<\/strong>, titolare dell\u2019azienda Silvio Carta fondata dal padre, di ripercorrere con noi di Agrodolce le tappe di questa storia pungente e profumata come le bacche di Ginepro.<\/p>\n\t\n<\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a9815d04\" \n\t \n\t>\n\n\t<p><strong>Cos&#8217;\u00e8 il Gin?<\/strong><\/p>\n<p>Iniziamo dalle basi. Il gin \u00e8 un\u00a0<strong>distillato<\/strong>\u00a0secco ottenuto dalla distillazione di \u201cg<em>inepro, che si trova dappertutto, messo in infusione con l\u2019alcool di origine cerealicola<\/em>\u00a0\u2013 spiega Carta.\u00a0Poi sono affiancate una serie di\u00a0<strong>botaniche<\/strong>\u00a0a seconda del gusto e dell\u2019indirizzo che si vuole dare a un prodotto. Si parte da 4-5 referenze, \u201c<em>ma qualcuno arriva anche a 50<\/em>\u201c. Tuttavia questi ingredienti devono rimanere sempre un complemento per lasciare spazio alla\u00a0<strong>nota dominante, il ginepro<\/strong>. L\u2019aspetto \u00e8 cristallino, il colore \u00e8 brillante.<\/p>\n\t\n<\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_single_image image=&#8221;5675188&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a9815d9c\" \n\t \n\t>\n\n\t<p><strong>ORIGINI E STORIA<\/strong><\/p>\n<p>La strada fatta dal gin per arrivare ai giorni nostri parte dall\u2019Olanda. Questo distillato fu introdotto durante il regno di\u00a0Guglielmo d\u2019Orange\u00a0in Inghilterra, attorno al 1690. Il re olandese viet\u00f2 l\u2019importazione di distillati stranieri (primo fra tutti il cognac francese) e favor\u00ec la diffusione del gin, che arriv\u00f2 a costare meno della birra. Noto come\u00a0dutch courage, nel diciottesimo secolo questo distillato era considerato alla stregua di una droga capace di creare una forte dipendenza. \u201c<em>Gli stipendi dei lavoratori arrivarono persino a essere pagati in parte con il gin<\/em>\u201d, sottolinea Carta. Furono gli anni della febbre del gin, chiamata anche\u00a0The Gin Craze.Chi sono i protagonisti del passato e del presente?<\/p>\n<p>Tra il 1729 e il 1751 furono emanate le\u00a0<strong>Gin Acts<\/strong>, una serie di leggi pensate per ridurre il consumo di gin nel paese, che ai tempi era molto alto. Basti pensare che a Londra si potevano trovare circa 7000 produttori di gin. Nel 1743 si consumavano circa 10 litri di gin pro capite, minori compresi. Durante l\u2019epoca del\u00a0<strong>proibizionismo<\/strong>, all\u2019inizio del Novecento, si impose il metodo di produzione noto come\u00a0<em>bathtub<\/em>. Il gin era affinato con l\u2019infusione a freddo delle botaniche: il tutto avveniva in vasche da bagno. Da qui il nome di\u00a0<strong>bathtub gin<\/strong>. Oggi molti produttori stanno riscoprendo questa tecnica.<\/p>\n\t\n<\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_single_image image=&#8221;5674890&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a9815e2a\" \n\t \n\t>\n\n\t<h4>IL GIN TONIC E LA LOTTA ALLA MALARIA<\/h4>\n<p>Secondo alcune note storiche il declino del gin coincise con l\u2019ascesa di una bevanda pi\u00f9 salutare: il t\u00e8. Eppure il distillato non aveva solo poteri inebrianti. Si trattava anche di un prodotto curativo. Basti pensare che il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.agrodolce.it\/2018\/03\/06\/soffrite-dasma-rinite-allergica-bevete-un-gin-tonic\/\"><strong>Gin Tonic<\/strong><\/a>, uno dei cocktail pi\u00f9 famosi realizzati col gin,\u00a0<strong>sembra sia nato come rimedio contro la malaria<\/strong>. Il suo creatore pare fosse il medico olandese\u00a0<strong>Franciscus de le Bo\u00eb Sylvius<\/strong>. Il suo obiettivo: debellare la gotta dei ricchi e le febbri esotiche che affliggevano i soldati coloniali. Il gin, unito al\u00a0<strong>chinino<\/strong>, aveva il potere di rendere pi\u00f9 gradevole il preparato antimalarico. Questa era la base del gin tonic, poi perfezionato dall\u2019acqua tonica creata da\u00a0<strong>Johann Jacob Schweppe<\/strong>\u00a0nel 1783. Le proporzioni? Semplici: 4 parti di gin e 6 di tonica, pi\u00f9 una fettina di limone.<\/p>\n\t\n<\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_single_image image=&#8221;5675193&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a9815ebf\" \n\t \n\t>\n\n\t<p>LE 5 TIPOLOGIE DI GIN<\/p>\n<p>Ci sono 5 tipologie di gin, famose in tutto il mondo. Il\u00a0<strong>London Dry<\/strong>\u00a0\u00e8 il pi\u00f9 pregiato, ottenuto con la distillazione di alcol etilico agricolo, bacche di ginepro e altre note vegetali. Segue l\u2019<strong>Old Tom<\/strong>, pi\u00f9 dolce del London Dry per la presenza di una maggiore quantit\u00e0 di liquirizia presente nella distillazione. \u00c8 fatto invecchiare in botti di vino, fattore che gli conferisce un colore caramellato.\u00a0<span class=\"box-evidence\">CINQUE TIPOLOGIE DI CUI LA PI\u00d9 NOTA E CONOSCIUTA \u00c8 LA LONDON DRY<\/span>Lo stile originario del gin \u00e8 incarnato dal\u00a0<strong>Jenever<\/strong>. Nato in Olanda nel sedicesimo secolo, \u00e8 simile al whisky per il suo colore ambrato, ma ha un sapore pi\u00f9 robusto. In questo distillato il ginepro si fa da parte per lasciare pi\u00f9 spazio a chiodi di garofano, cumino, zenzero e noce moscata. Il\u00a0<strong>New American<\/strong>\u00a0\u00e8 un gin moderno, artigianale: attorno a questa etichetta si radunano tutti i nuovi stili di gin. Il pi\u00f9 famoso \u00e8 l\u2019Hendrick\u2019s. Infine c\u2019\u00e8 il\u00a0<strong>Plymouth<\/strong>, che prende il nome dal luogo in cui veniva solitamente distillato, nel Devon, in Inghilterra. Questo tipo di gin ha note speziate di coriandolo, bucce di arance essiccate, cardamomo, radice di angelica e di iris. Esiste una sola distilleria al mondo che lo produce e si chiama anch\u2019essa Plymouth.<\/p>\n\t\n<\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a9815f69\" \n\t \n\t>\n\n\t<h5>LA NUOVA GIOVINEZZA DEL GIN<\/h5>\n<div id=\"social-images-container_photo_6\" class=\"social-images-container\">\n<div>\u201c<em>La resurrezione del gin \u00e8 merito della sua personalit\u00e0<\/em>\u00a0\u2013 spiega Carta \u2013\u00a0<em>La vodka, che ha spopolato per un po\u2019 di tempo, soprattutto negli anni Ottanta, consumata in purezza, non ha nessun ricordo della materia prima da cui \u00e8 distillata. Il gin s\u00ec. Per questo \u00e8 tornato di moda: oltre a sfruttare la materia prima, ci sono anche i sentori delle botaniche, pi\u00f9 delicati rispetto ai frutti aggiunti alle vodke, che hanno sempre un sapore pi\u00f9 deciso<\/em>\u201d. Attualmente i maggiori consumatori di gin sono i\u00a0<strong>filippini<\/strong>, che creano il distillato partendo dalla canna da zucchero. Si beve birra aromatizzata al gin oppure un mix a base di succo di pompelmo. Al secondo posto c\u2019\u00e8 la\u00a0<strong>Slovacchia<\/strong>. Tuttavia nel mondo molti Paesi stanno concorrendo tra loro per proporre prodotti di altissima qualit\u00e0 con curiose punte di innovazione.<\/div>\n<\/div>\n\t\n<\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_single_image image=&#8221;5675028&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a9816024\" \n\t \n\t>\n\n\t<h5>LE NUOVE PATRIE DEL GIN: SPAGNA<\/h5>\n<div id=\"social-images-container_photo_6\" class=\"social-images-container\">La\u00a0<strong>Spagna<\/strong>\u00a0ha al suo attivo alcune distillerie storiche e altre pi\u00f9 giovani. Le pi\u00f9 antiche sono\u00a0<strong>Larios<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>MG<\/strong>\u00a0(iniziali di Manuel Gir\u00f2, figlio del fondatore), le cui aziende iniziarono il loro percorso rispettivamente nel 1866 e nel 1940.\u00a0La presenza di fabbriche di gin nella penisola iberica \u00e8 dovuta alla presenza inglese nel Sud del Paese. I britannici amavano commerciare e andare in vacanza in Spagna: dovevano assicurarsi che ci fosse anche il gin. Alla base del gin di Larios ci sono agrumi e botanici aromatizzanti, a cominciare dal ginepro della vicina Sierra Nevada, disponibili in grande quantit\u00e0. Oggi la versione super premium di questo gin arriva a comprendere 12\u00a0<em>botanicals<\/em>\u00a0inseriti attraverso una quintupla distillazione.\u00a0MG inizi\u00f2 la sua produzione per rispondere alla domanda interna inglese. Il fondatore disegn\u00f2 personalmente gli alambicchi, ispirandosi alle distillerie inglesi di London Dry Gin, che \u00e8 lo stile che oggi il figlio Manuel segue ancora.<\/div>\n<div>Tra i gin spagnoli, va citato l\u2019innovativo\u00a0<strong>Gin Mare\u00a0<\/strong>(che \u00e8 possibile degustare anche in Italia). La distilleria si trova nell\u2019entroterra catalano, lungo la Costa Dorada, nel tratto che va dopo Valencia a Barcellona. Un alambicco fiorentino destinato alla produzione di essenze di profumeria si presta alla distillazione di piccole quantit\u00e0 con massima resa nei profumi. I botanici utilizzati sono tipici della macchia mediterranea:\u00a0<strong>olive, rosmarino e timo<\/strong>. Il ginepro \u00e8 immancabile, ma \u00e8 solo un sottofondo. Le singole erbe sono distillate singolarmente e poi messe in infusione singolarmente con diverse gradazioni alcoliche. In un secondo momento sono assemblate per realizzare il gin. Per questo il sapore di ogni pianta \u00e8 percepibile distintamente.<\/div>\n\t\n<\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_single_image image=&#8221;5675198&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a98160c1\" \n\t \n\t>\n\n\t<h5>IL FUTURO DEL GIN<\/h5>\n<div id=\"social-images-container_photo_6\" class=\"social-images-container\">Per capire dove sta andando il gin, la parola d\u2019ordine \u00e8 una sola:\u00a0<strong>qualit\u00e0<\/strong>. \u201c<em>Il futuro del gin sar\u00e0 interessante, soprattutto se si punta alla qualit\u00e0, senza esagerare in sperimentazioni. A volte, pur di ricercare la novit\u00e0, si finisce su cose un po\u2019 folli. Sono convinto che il Gin di qualit\u00e0 avr\u00e0 sempre il suo spazio, anche se gli ultimi dati lo danno in diminuzione come consumo<\/em>\u201d, spiega Carta. E a proposito di abbinamenti sbagliati: Carta raccomanda di\u00a0<strong>non abbinare mai al gin spezie forti<\/strong>come il\u00a0<strong>peperoncino<\/strong>: \u201c<em>La nota di ginepro deve sempre prevalere<\/em>\u201d.<\/div>\n\t\n<\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_single_image image=&#8221;5675201&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a9816162\" \n\t \n\t>\n\n\t<h5>I COCKTAIL A BASE DI GIN<\/h5>\n<div id=\"social-images-container_photo_6\" class=\"social-images-container\">Elio Carta non conosceva il gin: \u201c<em>quando ero studente non lo producevamo<\/em>\u201c. Ora la sua azienda\u00a0<strong>Silvio Carta<\/strong>, che porta il nome del padre da cui l\u2019ha ereditata, ne distilla 4 tipi con la tecnica discontinua. C\u2019\u00e8 il\u00a0<strong>Giniu<\/strong>, il prodotto di punta ispirato al classico London dry e arricchito con gli odori iodati del mare. E ancora:\u00a0<strong>BoiGin<\/strong>, aromatizzato agli agrumi; il\u00a0<strong>Pigskin<\/strong>, affinato nelle botti di castagno anticamente usate per la Vernaccia di Oristano; il\u00a0<strong>Grifu<\/strong>, arricchito da salvia e lentischio; l\u2019<strong>Old Grifu<\/strong>, agrumato e arricchito di erbe spontanee di Sardegna. Come ultima novit\u00e0, c\u2019\u00e8 il\u00a0<strong>Pink Pigskin<\/strong>. Quest\u2019ultimo distillato si riallaccia a uno dei trend del momento, il Gin rosa: prende il suo colore da un passaggio su un letto di bacche di mirto.<\/div>\n\t\n<\/div>[vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;][vc_single_image image=&#8221;5674653&#8243; img_size=&#8221;large&#8221; add_caption=&#8221;yes&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][vc_empty_space height=&#8221;25px&#8221;]<div class=\"norebro-text-sc \" \n\tid=\"norebro-custom-6a9d5a98161eb\" \n\t \n\t>\n\n\t<p>Articolo pubblicato sul sito <a href=\"https:\/\/www.agrodolce.it\/\">Agrodolce<\/a><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.agrodolce.it\/2019\/05\/28\/guida-al-gin\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Leggi l&#8217;articolo<\/a><\/strong><\/p>\n\t\n<\/div>[\/vc_column][\/vc_row]\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Elio Carta Amministratore unico dell&#8217;azienda Silvio Carta di Zeddiani Oristano.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5675028,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[65],"tags":[67,66,62],"class_list":["post-5675386","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-world","tag-impresa-en","tag-oristano-en","tag-silvio-carta-en"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v20.13 - 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